L’abbraccio dell’orso e i genitori iperprotettivi

Con la storia di un’aquila che racconta il suo modo di crescere i suoi aquilotti, oggi la life coach Chiara Pardini ci offre un interessante spunto di riflessione sui pericoli insiti in un modello iperprotettivo di genitorialità.

 

 

C’era una volta un uomo che aveva appena avuto un figlio e viveva per la prima volta l’esperienza della paternità.

Nel suo cuore regnavano la gioia e l’amore che scorrevano a fiumi dentro di lui. Un giorno ebbe voglia di andarsene nella natura poiché, da quando era nato suo figlio, vedeva belle tutte le cose del mondo e persino il rumore di una foglia che cadeva era per lui una nota musicale.

Così decise di andarsene in un bosco, per ascoltare il canto degli uccelli e godersi la bellezza delle piante. Camminava felice, quando all’improvviso vide un’aquila posata su un ramo e ammirò la bellezza delle sue piume. Anche l’aquila aveva avuto la gioia di avere degli aquilotti e voleva arrivare al fiume, catturare un pesce e portarlo nel nido per sfamare i suoi piccoli. Era una responsabilità molto grande allevare ed educare i suoi aquilotti ad affrontare la vita.

L’aquila, notando la presenza dell’uomo, lo guardò e gli disse: “Dove vai? Vedo nei tuoi occhi la gioia”.

“Mi è nato un figlio e sono venuto nel bosco per assaporare questa benedizione”, rispose l’uomo.

“E cosa pensi di fare con tuo figlio?” chiese l’aquila.

“D’ora in avanti lo proteggerò sempre, gli procurerò il cibo e non permetterò mai che soffra il freddo. Penserò io a fargli avere tutto ciò che gli serve. Ogni giorno, ci sarò io a proteggerlo dai rigori del clima, lo difenderò dai nemici e non permetterò mai che attraversi dei momenti difficili. Non lascerò mai che mio figlio soffra quanto ho sofferto io…Sono forte come un orso e con la forza delle mie braccia lo circonderò e lo abbraccerò senza che mai qualcosa lo turbi”.

L’aquila era profondamente colpita, lo ascoltava attonita senza riuscire a credere a ciò che udiva. Poi, facendo un profondo sospiro e scuotendo le sue grandi ali, lo guardò fisso e disse: “Ascoltami bene, buon uomo. Quando ricevetti dalla natura il compito di covare le mie uova, ho ricevuto anche l’incarico di costruire un nido confortevole e sicuro, al riparo dai predatori, ma costruendolo ho aggiunto anche dei rami con le spine, sai perché?

Adesso, le spine sono coperte da uno strato di piume ma un giorno, quando i miei aquilotti saranno abbastanza forti e le loro penne potranno volare, toglierò lo stato di piume e loro, non potendo vivere sulle spine, saranno costretti ad abbandonare il nido…

Quando avranno fatto tutto il necessario per conquistarsela, se ci riusciranno avranno a loro disposizione tutta questa valle con le sue montagne, i suoi fiumi e i suoi pesci.

Se li tenessi abbracciati come un orso, soffocherei la loro aspirazione e il loro desiderio di essere se stessi distruggendo la loro individualità. Farei di loro delle aquile indolenti, senza coraggio di lottare né di vivere.

Presto o tardi, rimpiangerei l’errore di vedere i miei aquilotti trasformati in ridicoli rappresentanti della loro specie… Mi riempirebbe di rimorso e di vergogna. A quel punto però, dovrei solo raccogliere i frutti delle mie azioni sbagliate, vedendo la mia discendenza nell’impossibilità di vivere i suoi trionfi, i suoi fallimenti e i suoi errori perché ho preteso di risolvere io stessa tutti i problemi dei miei figli.”

“Amico mio”, continuò l’aquila: “Ti giuro che amo i miei figli sopra ogni cosa, ma giuro anche che non sarò mai complice della loro superficialità e della loro immaturità. Capirò la loro giovinezza ma non parteciperò ai loro eccessi. Mi sforzerò di riconoscere le loro qualità ma anche i loro difetti e non permetterò che abusino di me in nome dell’amore che ho per loro”.

L’aquila tacque e l’uomo non seppe che cosa rispondere… Era confuso e mentre rifletteva, l’aquila si alzò maestosamente in volo e scomparve all’orizzonte.

L’uomo ricomincio a camminare con lo sguardo fisso a terra sulle foglie, pensando a quanto stava sbagliando e al terribile errore che avrebbe commesso se avesse dato a suo figlio l’abbraccio dell’orso. Rincuorato, continuò a camminare con il solo desiderio di tornare a casa e da quel giorno, l’uomo cominciò a prepararsi per diventare il migliore dei padri.

 

Chiara Pardini

Life Coach

Chiara Pardini è specializzata nello studio del carattere e della personalità. Utilizza diversi metodi tra cui l’Enneagramma e la fisiognomica. Tra le sue specializzazioni ci sono quelle di trainer di PNL, mediatore familiare, life coach e counselor olistico. È l’ideatrice del Metodo Timelight®, specifico per lo sviluppo del potenziale umano.

 

 

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