Il piede torto congenito: cos’è e come si cura?

Il piede torto congenito è una malformazione scheletrica degli arti inferiori presente alla nascita. Oggi la fisioterapista Elisa Silvestri ci spiega che cos’è e quali sono i trattamenti con cui è possibile intervenire.

 

In caso di piede torto congenito, il piede appare con deformità non riducibili manualmente, per cui i talloni e i piedi appaiono deviati e ruotati verso l’interno e le punte verso il basso. Ogni caso è singolare e dipende dall’espressione più o meno accentuata delle componenti di equinismo (difficoltà a flettere la caviglia, punte verso il basso), varismo (tallone spostato verso l’interno), adduzione (piede rivolto verso l’interno) e supinazione (pianta del piede rivolta verso l’interno).

In Italia l’incidenza di piede torto congenito è di 1 su 700 nati e ogni anno ci sono circa 500 nuovi casi, è spesso bilaterale e prevalentemente maschile.

L’interazione di fattori ambientali e genetici sembra essere la causa più probabile di questa malformazione, ma i meccanismi rimangono ancora sconosciuti. In assenza di causa specifica si parla di piede torto congenito “idiopatico”, ma in alcuni casi, si associa ad altre problematiche (es. articolari, neuromuscolari, metaboliche) e viene definito “secondario”. La presenza o meno di altre patologie è rilevante per la riuscita del trattamento e per la prognosi.

La deformità compare intorno al terzo mese di gravidanza e talvolta la diagnosi può essere fatta nel corso dell’ecografia morfologica, esistono tuttavia casi di falsi positivi, in cui nonostante la diagnosi posta in gravidanza sono nati bambini perfettamente sani. Alla nascita il medico ortopedico valuterà la rigidità, la funzione muscolare e il grado di deformità attraverso l’osservazione delle componenti di equinismo, varismo, adduzione e supinazione, utilizzando scale specifiche come “Pirani” e “Dimeglio”, che osservano le caratteristiche fisiche del piede (ad esempio le pliche) e la correggibilità con le mani.

Attualmente il trattamento di prima scelta è il metodo “Ponsetti”, di tipo conservativo. Il numero di recidive anche per le forme più gravi è minimo e la metodica non prevede il ricorso a chirurgia particolarmente invasiva. Il Trattamento inizia dopo la valutazione iniziale, dal 7°, 10° giorno di vita in poi. Le sedute prevedono la correzione delle componenti deformanti attraverso la manipolazione, seguita dall’applicazione di apparecchi gessati, da indossare dalla radice della coscia fino alle dita dei piedi. I gessi generalmente sono rinnovati con cadenza settimanale e hanno diverse posizioni: accolgono il piede in modo da contrastare inizialmente il cavismo, poi una volta corretto, il varismo e l’adduzione, infine l’equinismo. Il numero di docce gessate necessarie per raggiungere la completa correzione è variabile in base alla gravità della deformazione (da 2-8). Spesso al termine di questo primo percorso è necessario eseguire un intervento di allungamento del tendine di Achille per correggere completamente l’equinismo. La tenotomia del tendine di Achille è eseguita con anestesia, per via percutanea e senza punti di sutura. Dopo l’intervento si deve indossare un gesso per circa 3 settimane, per garantire la cicatrizzazione. Al termine di questo periodo il piede sarà completamente corretto. Per mantenere i risultati ottenuti il bambino dovrà indossare un tutore composto da due scarpette, unite medialmente da una barra, che ruotano i piedi verso l’esterno. Questa fase è essenziale per evitare recidive. I primi 3 mesi il tutore deve essere indossato 23 ore al giorno con un’ora di libertà, successivamente il tempo aumenterà a 5-6 ore, poi gradualmente di un’ora ogni mese. Quando il bambino inizia a camminare il tutore è indossato solo di notte.

Un altro trattamento utilizzato è il metodo funzionale,”Seringe”, caratterizzato da mobilizzazioni, stiramenti, facilitazioni muscolari associate a fissazione del piede su placchette con appositi cerotti e utilizzo di docce di posizione. Il fisioterapista ha un ruolo centrale nell’applicazione del metodo e nell’addestramento delle famiglie alla mobilizzazione e utilizzo del tutore. Nei primi due mesi le manipolazioni sono passive e vengono eseguite inizialmente tutti i giorni e poi a giorni alterni, il tutore ha lunghezza femoro-podalica e deve essere indossato per gran parte della giornata. Dai 3 mesi in poi la mobilizzazione è attiva e passiva per stimolare il raggiungimento della statica eretta e la doccia di posizione viene sostituita durante il giorno e utilizzata durante la notte. Intorno Al 5° mese viene eseguita una RX, per valutare se sottoporre il bambino ad intervento di allungamento del tendine di Achille. Quando il bimbo inizia a camminare deve indossare la placchetta, all’interno di apposite scarpe dette a “Biscotto” o “ambidestre”, che sono perfettamente simmetriche e indossa le docce solo durante le ore del sonno.

Il trattamento chirurgico, “Codivilla”, viene eseguito quasi esclusivamente in caso di fallimento di quello conservativo. Si effettua intorno ai 3-4 mesi. E’ caratterizzato da una doppia incisione cutanea, una posteriormente e una internamente al piede e consiste nella liberazione e allungamento delle strutture articolari, tendinee e muscolari che determinano la deformazione. Al termine viene applicato un gesso che verrà rimosso dopo circa 15-20 giorni per consentire un controllo e poi subito riconfezionato. La stessa procedura viene eseguita per il tempo necessario a garantire la completa guarigione delle strutture coinvolte. A questo punto il medico ortopedico consiglia l’utilizzo di tutori analoghi a quelli utilizzati nel metodo “Ponsetti”.

Una diagnosi precoce permette alle famiglie di informarsi adeguatamente sulle possibilità terapeutiche e di intervenire efficacemente e tempestivamente dopo la nascita. Il trattamento è, infatti, più efficace e si riducono le recidive se iniziato nei primi mesi di vita del neonato, ma può dare comunque buoni risultati entro i 9 mesi. Alla guarigione il bambino potrà svolgere qualsiasi attività fisica senza limitazioni funzionali e senza dolore, svolgendo una vita normale a tutti gli effetti.

 

Elisa Silvestri

Fisioterapista

Laureata in Fisioterapia all’Università degli studi di Firenze nel 2014 con una tesi sperimentale sulla sclerosi multipla, la dottoressa Elisa Silvestri è da sempre appassionata di posturologia e per questo ha seguito corsi di specializzazione e sta frequentando il master di Posturologia Neuro-Mio-Viscero-oculo-Fasciale organizzato da AIFiMM (Associazione Italiana Fisioterapisti Metodo Mezieres). Ha iniziato a lavorare all’interno di moduli di cure intermedie, ospedale di comunità, centro diurno e RSA e dal 2015 lavora come libera professionista svolgendo la sua attività in collaborazione con centri riabilitativi, strutture residenziali, società sportive e a domicilio. Nel 2017 è stata fisioterapista del settore giovanile del campionato calcistico Berretti del Team U.S. Città di Pontedera. Attualmente applica il suo intervento in ambito neurologico, ortopedico, posturale, sportivo, traumatologico e geriatrico.

 

 

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