“Per una nascita senza violenza”, un libro da leggere assolutamente in gravidanza

Il parto non è un evento solo della mamma (o per meglio dire, dei medici, ma ne parleremo più avanti). È il bambino che nasce. E ci sono voluti anni per spostare l’attenzione dal punto di vista degli adulti a quello del piccolo che compie uno sforzo enorme per precipitarsi alla vita.

A seminare il seme del dubbio fu, tra gli altri, Frédérick Leboyer, ostetrico e ginecologo francese, padre del cosiddetto “parto dolce”. Riflettiamo un attimo. L’iconografia classica del parto prevede: una madre urlante e stravolta, tanto, tantissimo dolore, una squadra di medici, un bambino urlante e terrorizzato che viene passato di mano come un pallone da rugby.

“Eppure ci dev’essere un modo di nascere senza dolore”, dev’essersi detto Leboyer. C’era, in effetti. Era sufficiente (sic!) restituire al neonato il suo ruolo di protagonista, senziente e consapevole, liberandolo dall’errata convinzione di essere una creatura passiva, inconsapevole, muta.

Nel libriccino “Per una nascita senza violenza. Il parto dal punto di vista del bambino” Leboyer racconta l’arrivo alla vita con la voce, gli occhi, la paura, la pelle, le manine e i piedini di un neonato. Un esempio? Ecco:

“Lasciatelo stare. Lasciatelo fare. Lasciategli il tempo. Il sole si alza forse di colpo? Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta e la lenta, maestosa gloria dell’aurora? Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità”.

E se vi state chiedendo in cosa consiste il “parto dolce”, eccone i punti salienti. Con ogni probabilità chi ha già partorito o chi si sta avvicinando all’evento guidata dai corsi preparto, riconoscerà le pratiche più comuni:

* Dopo il parto al bambino dev’essere dato il tempo di riprendersi a contatto con la madre, per riconoscerne l’odore, il calore, il battito cardiaco fino ad allora ascoltato solo dall’interno.

* Non c’è fretta di tagliare il cordone ombelicale! Anzi: finché resta integro il collegamento con la placenta, il bambino potrà godere della doppia ossigenazione, dandosi il tempo di far funzionare i polmoni per la prima volta.

* Ci vuole tempo per conoscersi: bagnetto e procedure mediche possono aspettare.

* Pensate a quando vi svegliate la mattina: luci e rumori troppo forti danno un fastidio tremendo. Pensate a cosa può provare un bambino che si catapulta in una sala parto. Ecco perché tutte le operazioni che coinvolgono il bambino dovrebbero avvenire in modo molto delicato.

 

 

 

“Per una nascita senza violenza”, Frédérick Leboyer.

Ed. Bompiani, pagg. 143

€ 10,00

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