Essere madri e padri di noi stessi prima che dei nostri figli: lo sappiamo fare?

Come si può essere un buon genitore per i nostri figli se non sappiamo esserlo per noi stessi? Come si può insegnare loro ad essere adulti, un domani, se per primi non gli diamo l’esempio con il nostro vissuto? In occasione della Festa del papà, ecco un interessante articolo della nostra life coach Chiara Pardini, sulla storia di un giovane padre che scopre di dover essere genitore di se stesso, prima che dei suoi figli.

 

Uno dei problemi di cui mi viene parlato più spesso in studio è la mancanza di riconoscimento dell’autorità di un genitore da parte dell’altro e di una cattiva qualità di vita a casa. Mi è capitato di recente di ascoltare le lamentele di un padre che dichiarava il suo scontento in famiglia a causa dell’irriverenza dei propri figli e la assoluta squalifica della moglie nei suoi riguardi.

Mancanza di rispetto, di ascolto e atteggiamenti che denunciano una totale assenza di stima da parte dei figli, scandivano i rientri a casa e le serate di quest’uomo, al punto che il giovane ritardava sempre di più il suo rientro a casa dopo lavoro. C’era molta tristezza e frustrazione nella sua voce. Il ragazzo era consapevole di sbagliare qualcosa ma non riusciva a capire che cosa, tantomeno a porvi rimedio.

Ad un certo momento, mentre mi raccontava la sua sofferta esperienza gli chiesi: “Chi si prende cura di te? Dov’è il tuo genitore interno? Mi spiego: io non sono un genitore ma ho comunque una figlia, una bambina da accudire che è la piccola Me. Di lei mi prendo cura tutti i giorni, coltivo la sua formazione affinché cresca bene e saggia, le trasmetto principi sani affinché sia rispettosa degli altri. La proteggo se qualcuno la aggredisce, mi occupo della sua salute e del suo benessere perché stia bene e sia soddisfatta della sua vita, mi prendo cura del suo cagnolino perché so che per lei è importante e sto attenta che abbia i giusti svaghi, che faccia sport, le giuste amicizie e tutto il resto. E tu? Il tuo di genitore dov’è? Ti sento molto solo e in balia di ciò che ti accade…”

Il giovane padre mi guardava con gli occhi sgranati. La mia domanda era: come si può essere un buon genitore per i nostri figli se non sappiamo esserlo per noi stessi? Come si può insegnare loro ad essere adulti, un domani, se per primi non gli diamo l’esempio con il nostro vissuto? Sarebbe uno sbaglio fargli credere che per tutta la vita ci sarà qualcuno a cui chiedere o da cui pretendere senza insegnar loro che a noi stessi dovremmo pensarci prima di tutto da soli.

Conoscevo bene il ragazzo con cui stavo lavorando e anche la sua famiglia, sapevo che sia lui che la moglie erano due bambini (una arrabbiata e uno triste) che continuavano a chiedersi reciprocamente ciò che non sapevano procurarsi da soli. La loro delusione e frustrazione veniva trasmessa dritta ai bambini.

Essere genitori significa essere due persone adulte e complici che, in equilibrio con se stesse, vanno nella solita direzione mostrando ai figli come si diventa adulti e centrati, rendendoli in grado così di provvedere a se stessi e a qualcun altro in futuro. Cerchiamo dentro di noi il nostro bambino interiore, prendiamocene cura e proteggiamolo. Essere adulti non significa essere soli, significa essere presenti prima di tutto noi per noi stessi, proprio come farebbe un genitore con il proprio figlio.

 

Chiara Pardini

Life Coach

Chiara Pardini è specializzata nello studio del carattere e della personalità. Utilizza diversi metodi tra cui l’Enneagramma e la fisiognomica. Tra le sue specializzazioni ci sono quelle di trainer di PNL, mediatore familiare, life coach e counselor olistico. È l’ideatrice del Metodo Timelight®, specifico per lo sviluppo del potenziale umano.

 

 

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