Autostima dei bambini: come accrescerla con la psicomotricità relazionale

“Non ci riesco da solo”, “non sono capace”, “Il disegno che ho fatto fa schifo”. Di fronte a carenza di autostima e a un bisogno di rafforzamento del sé, oggi la psicomotricista relazionale Cristiana Soldaini ci spiega come fare per aiutare i nostri bambini.

L. mi parla spesso delle storie che inventa, piene di zombie, carri armati, morti e feriti. I giochi che porta in sala di psicomotricità, rispecchiano queste sue fantasie: il gioco del mostro che mangia tutti o “quello dove io sono ferito dappertutto e tu mi curi”. Le parole che dice quando alla fine dell’incontro deve prepararsi (oppure durante il momento dedicato ad attività come il disegno), rivelano i suoi bisogni di essere riconosciuto e sostenuto: “non ci riesco da solo”, “io non sono capace”, “ho sbagliato, dammi un altro foglio perché quello che ho fatto fa schifo!”.

I bambini che non hanno ancora strutturato una capacità di ricerca, spesso sono giudicati da noi adulti come arrendevoli, distratti e per questo motivo tendiamo ad anticipare ogni loro azione che in realtà è finalizzata alla ricerca di una soluzione personale. Il risultato di questo nostro atteggiamento è che il bambino si abitua a pensare che la soluzione arrivi sempre dall’esterno, che ogni produzione personale sia inadeguata e che viva un grande senso di sfiducia nelle proprie capacità.

Il lavoro dei grandi che si prendono cura di bambini come L. è tutto incentrato sul rafforzamento del sé, sull’accrescimento dell’autostima e sul rispetto dei tempi personali. A livello verbale significa utilizzare parole e frasi finalizzate al riconoscimento di un processo che ha portato ad un prodotto, senza esprimere un giudizio: “sei stato proprio tu a farlo”, “hai utilizzato 3 colori: il giallo, il blu e il rosso”, e parole e frasi che aiutino tale processo creativo: “hai pensato a dove disegnare il carro armato, al centro del foglio o in basso?”, “di che colore è?”, “quanto è grande?”.

Se noi adulti cogliamo soltanto l’errore di esecuzione, invece di riconoscere i loro sforzi e il loro impegno, gli stiamo dicendo in realtà che hanno fallito. Solo mettendosi i calzini al rovescio L. imparerà quale sia il verso giusto e solo lasciandogli un tempo e uno spazio per poter giocare con i suoi zombie capirà che è abbastanza forte per poterli sconfiggere da solo.

Cristiana Soldaini

Mi chiamo Cristiana Soldaini e sono una psicomotricista relazionale. Gli studi e il continuo lavoro di formazione pratica e personale, mi portano a sviluppare un pensiero e una modalità di lavoro incentrata principalmente sull’ascolto e sull’osservazione dell’individuo considerandolo nella sua complessità, grazie ad un atteggiamento non giudicante e rispettoso dei tempi personali. Attualmente mi occupo  dell’ideazione e della realizzazione di incontri di psicomotricità relazionale rivolti ai bambini presso strutture private. Alle famiglie che lo richiedono fornisco consigli in ambito psicomotorio finalizzati all’osservazione delle tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino. Sostengo il gruppo familiare nei rapporti con l’istituzione scolastica relativamente alle difficoltà in ambito relazionale a cui il bambino può andare incontro nelle varie fasi del suo sviluppo.


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