Tre regole per una corretta comunicazione tra adulti e bambini

Oggi la nostra life coach Chiara Pardini ci offre tre regole fondamentali per una sana comunicazione tra adulti e bambini. Queste regole sono molto semplici e possono essere applicate non solo nel rapporto con i nostri figli ma anche con tutti i bambini, anche per chi ci lavora.

La prima e buona regola è: “Non dobbiamo mai riprendere i più piccoli sull’identità, ma sempre sul comportamento”. Nel momento in cui riprendiamo i nostri figli, o un bambino in generale, dovremmo sempre stare attenti a mettere al sicuro la loro identità e la loro percezione di sé. In questo modo, andremo a rafforzare il loro valore personale evitando di nuocere la loro identità di individui. Possiamo riprenderli se necessario (anche severamente se la cosa è grave) ma sempre sul piano comportamentale.

Esempio scorretto: “Andrea sei uno sciocco, questa cosa non andava fatta”

Esempio corretto: “Andrea, sei una persona intelligente e invece hai fatto una sciocchezza… per favore stai più attento…” oppure: “Andrea, da una persona intelligente quale sei non mi aspetterei mai una sciocchezza come questa, fai più attenzione.”

Il verbo “essere” non dovrebbe essere mai aggredito. E’ il verbo “fare” che può esser ripreso.

La seconda regola importante è: “Con i bambini (ma questo vale anche con gli adulti), non dovremmo mai usare la negazione per spiegare ciò che vogliamo.” La negazione non funziona perché non essendo un elemento naturale, bensì linguistico, la nostra mente non è in grado di interpretarla subito ma solo in un secondo momento.

Esempi scorretti: “Matteo non andare alla finestra!” oppure ”Matteo non mangiare questa caramella!” Se io vi dico: “Non pensate a un gatto bianco” ci penserete inevitabilmente. Il “non” non esiste in natura perciò la nostra mente, che ragiona per immagini, non lo riesce a cogliere. Ciò che assorbirà sarà quindi solo il resto della frase, il gatto bianco. All’inizio è inevitabile vedere l’animale nella nostra mente, anche solo per prendere coscienza di quello che non devo in realtà focalizzare. È dunque importante dire ai nostri figli quello che vogliamo che facciano, non quello che non vogliamo che facciano.

Esempi corretti: “Matteo la finestra deve rimanere chiusa vai a giocare in camera tua.” “Matteo la caramella la mangiamo dopo cena.”

La terza regola fondamentale nel comportamento con i bambini è: “Dovremmo sempre mettere in scena per primi quello che vorremmo che ci dessero.” Se volessi che mio figlio fosse più leggero o più sereno, dovrei portare io genitore/adulto per primo leggerezza e serenità. Se volessi che mio figlio fosse più attento, sarà mio compito fargli vedere come si sta più attenti e farmi vedere anche un genitore attento. Dovrebbe essere mia cura anche trasferirgli la bellezza di quello che voglio insegnargli, in modo che il bambino sia felice di imparare.

Ci sono molti genitori che rimproverando i propri figli, pretenderebbero di insegnargli ad essere più leggeri.

Esempio scorretto: “Angela non è possibile che ti lamenti continuamente, io non so proprio come devo fare con te, c’è sempre qualcosa che non ti va”. In questo caso, appare molto evidente che il genitore aggiunge la propria lamentela a quella della bambina, portando così solo una doppia dose di lamentele. Questa cosa non funziona. Sta invece a voi portare l’antidoto senza aggiungere di più di quello che non volete. È una considerazione apparentemente banale ma in realtà pratica e risolutiva.

Esempio corretto: Parlare con un sorriso alla bimba dicendole “Dai Angela, fammi un sorriso! Perché non saltiamo con la corda o andiamo a fare un giro? E’ tanto più bello essere felici…” oppure “Angela, impariamo insieme a vedere quello che c’è di bello in questa stanza o nel comportamento di tuo fratello o nella scuola… Facciamo il gioco della felicità!”

È chiaro che inizialmente, con questo nuovo atteggiamento, il bambino potrebbe resistere anche perché non è abituato. Se però insistiamo, l’abitudine a cercare felicità si consoliderà.

Capita spesso che alcuni genitori cerchino di insegnare ai propri figli l’importanza di un valore, ad esempio dell’ordine in casa, senza rendersi conto che mentre riordinano, loro stessi sbuffano e si lamentano per primi. Ci vuole congruenza. Se voglio insegnare a mio figlio ad essere ordinato bisogna necessariamente emanare la serenità di quello che sto facendo e non la pesantezza, altrimenti il bambino non ci seguirà. Perché mai dovrebbe farlo se, osservandoci, vede che così stiamo male e sbuffiamo?

Saper comunicare correttamente è fondamentale per far crescere un bambino in modo sano e armonioso. Lavorare insieme con il Metodo Timelight può fare molto per migliorare il rapporto con i nostri figli. Per maggiori informazioni potete contattarmi, sarò felice di aiutarvi.

Chiara Pardini

Life Coach

Chiara Pardini è specializzata nello studio del carattere e della personalità. Utilizza diversi metodi tra cui l’Enneagramma e la fisiognomica. Tra le sue specializzazioni ci sono quelle di trainer di PNL, mediatore familiare, life coach e counselor olistico. È l’ideatrice del Metodo Timelight®, specifico per lo sviluppo del potenziale umano.

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